Produzioni
foto: Azzurra Primavera
di Mario Perrotta
uno spettacolo di Mario Perrotta
consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati
regia, scene e luci Mario Perrotta
collaborazione alla regia Paola Roscioli
costumi Sabrina Beretta
progetto sonoro Emanuele Roma
con Mario Perrotta
TEATRO STABILE DI BOLZANO
«Tre padri, diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. A distinguerli gli abiti, il dialetto o l’inflessione, i corpi ora mesti, ora grassi, ora tirati e severi. Tutti e tre di fronte a un muro: la sponda del divano che li separa dal figlio, ognuno il suo. Il divano, come il figlio, in scena non c’è». Narratore sensibile, empatico e versatile, Mario Perrotta parte dalla sua esperienza personale, quella di essere diventato padre, per innescare una riflessione profonda sul ruolo della paternità oggi, affiancato drammaturgicamente dallo psicanalista Massimo Recalcati, autore di numerose pubblicazioni sul tema.
foto di scena: Luigi Burroni

di William Shakespeare
traduzione e adattamento Letizia Russo
regia Serena Sinigaglia
scene Maria Spazzi
luci Gerardo Buzzanca
colonna sonora Sandra Zoccolan
costumi Katarina Vukcevic
in collaborazione con gli allievi del biennio specialistico dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. Coordinamento a cura di Paola Giorgi
con Fausto Russo Alesi, Arianna Scommegna
e con Giovanni Battaglia, Stefano Orlandi, Gianluca Bazzoli, Alfonso Genova, Noemi Grasso, Paolo Grossi, Sebastiano Kiniger, Pierpaolo Preziuso, Federica Quartana, Sara Rosa Losilla, Maria Giulia Scarcella, Elvira Scorza
TEATRO STABILE DI BOLZANO
«Macbeth e Lady Macbeth non sono due mostri, non sono due simboli del male assoluto, no, niente affatto, Macbeth e la Lady sono semplicemente due esseri umani nel senso più nobile della parola, perché in essi sopravvive ancora un barlume di coscienza, una luce che l’umanità tanto spesso ha smarrito nel corso della sua storia». L’amore per Shakespeare è stata la scintilla che ha portato la regista Serena Sinigaglia a un folgorante successo, consolidatosi nel corso della sua intensa carriera. Il nuovo allestimento di Macbeth conferma la sua inconfondibile impronta registica anche per il dramma più “oscuro” del Bardo, interpretato da una compagnia di ben quattordici elementi, tra cui Fausto Russo Alesi, Arianna Scommegna e Mattia Fabris. La drammaturgia è frutto di uno studio attento del testo e delle singole parole, operato dalla regista insieme a Letizia Russo, nell’intento di sfatare i pregiudizi costruiti intorno alla tragedia, secondo cui Macbeth e la Lady non sanno gestire la propria ambizione e le conseguenze delle proprie azioni.
Restituendo la concretezza, il passionale attaccamento all’azione e i toni popolari alla lingua di Shakespeare, la nuova traduzione della tragedia conferisce un’immagine molto più “terrestre” di Macbeth e Lady Macbeth: due protagonisti che vogliono ardentemente possedere lo scettro del potere, ma semplicemente «non sono capaci, sono inetti, sono tragicomici buffoni, si agitano sul palcoscenico del potere per pochi istanti e poi svaniscono, inghiottiti con facilità da gente più abile di loro». Questa inettitudine dei due protagonisti, questa goffa scimmiottatura del male, non li rende certamente più gradevoli, ma decisamente più umani ed aiuta a sentirli vicini, concreti, possibili.
La compagnia del Macbeth è stata in parte composta tramite le selezioni della Compagnia Regionale 2018: un percorso laboratoriale di tre anni in cui progressivamente la regista ha scelto otto attori. Completano la rosa degli interpreti, tre attori della Scuola del Teatro Stabile di Torino.
Tournée 2020
Torino, Teatro Carignano, 3- 15 marzo 2020
Milano, MTM Teatro Leonardo, 17- 22 marzo 2020
Venezia, Teatro Goldoni, 26-29 marzo 2020
Cesena, Teatro Bonci, 2-5 aprile 2020
Bergamo, Creberg teatro, 7 aprile 2020
Treviso, Teatro Del Monaco, 17-19 aprile 2020
testo Leo Muscato e Laura Perini
musiche originali Paolo Fresu
regia Leo Muscato
scene Andrea Belli
costumi Silvia Aymonino
light designer Alessandro Verazzi
con Paolo Fresu, tromba
Dino Rubino, piano
Marco Bardoscia, contrabbasso
(in o.a.) Alessandro Averone, Rufin Doh, Paolo Li Volsi, Debora Mancini, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Graziano Piazza, Laura Pozone
TEATRO STABILE DI BOLZANO
Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, rivive grazie alla musica di Paolo Fresu e a un cast di otto attori in uno spettacolo scritto da Leo Muscato e Laura Perini.
Tempo di CHET. La versione di Chet Baker nasce dalla fusione e dalla sovrapposizione tra scrittura drammaturgica e partitura musicale, crea un unico flusso organico di parole, immagini e musica per rievocare lo stile lirico e intimista di questo jazzista tanto maledetto quanto leggendario.
La regia di Leo Muscato modula l’incessante oscillare tra passato e presente, che fa affiorare fatti ed episodi disseminati lungo l’arco dell’esistenza di Chet Baker, da quando bambino suo padre gli regalò la prima tromba, fino al momento prima di volare giù dalla finestra di un albergo di Amsterdam. «Ogni apparizione apre il sipario su una fase della vita dell’artista, che ha passato molti periodi lavorando e vivendo in vari luoghi d’Italia, facendo emergere anche il sapore di epoche diverse, di differenti contesti socioculturali e visioni del mondo. Si delinea la figura del grande trombettista, che fra sogni, incertezze, eccessi ha segnato una delle pagine più importanti della storia della musica» commenta il regista.
«Se la sua vita e la sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero, la sua musica è straordinariamente limpida, logica e trasparente, forse una delle più razionali e architettonicamente perfette della storia del jazz» riflette Fresu «Ci si chiede dunque come mai la complessità dell’uomo e il suo apparente disordine abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così logico e preciso».
tour 2020
Cagliari, Teatro Massimo, 8-12 gennaio 2020
Sassari, Teatro Comunale, 13 gennaio 2020
Roma, Parco della Musica, 16-21 gennaio 2020
Cremona, Teatro Ponchielli, 23 gennaio 2020
Chiasso, Cinema Teatro, 25 gennaio 2020
Torino, Teatro Carignano, 28 gennaio – 2 febbraio 2020
Perugia, Teatro Morlacchi, 4-7 febbraio 2020
Pavullo, Teatro Mac Mazzieri, 11 febbraio 2020
Russi, Teatro Comunale, 12 febbraio 2020

Il trionfo della magia del teatro
di Luigi Pirandello
regia Marco Bernardi
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
luci Massimo Polo
con Patrizia Milani, Carlo Simoni
e con (in ordine alfabetico) Emanuele Cerra, Karoline Comarella, Corrado d’Elia, Alessio Dalla Costa, Andrea Deanesi, Stefano Detassis, Sabrina Fraternali, Jacopo Giacomoni, Paolo Grossi, Sebastiano Kiniger, Alessandra Limetti, Marta Marchi, Max Meraner, Antonella Miglioretto, Giampiero Rappa, Giovanna Rossi, Irene Villa, Riccardo Zini
TEATRO STABILE DI BOLZANO
Bolzano: Teatro Comunale (Sala Grande)
Hinkfuss, un regista sperimentale e megalomane, tenta di mettere in scena uno spettacolo costringendo i suoi attori a improvvisare la parte sulla base di pochi elementi tratti da un breve racconto di torbida gelosia siciliana. Ma il confl itto tra regista e compagnia esplode inevitabilmente, mentre il pubblico rumoreggia perplesso e scandalizzato: tra divertimento da commedia e discussioni sull’arte teatrale gli attori riescono a cacciare il regista dal teatro e continuano la recita da soli. Con risultati sorprendenti. Ecco la trama di Questa sera si recita a soggetto, un happening teatrale scritto da Pirandello nel 1929 durante il suo esilio volontario a Berlino, dopo lo scioglimento della Compagnia del Teatro d’Arte, da lui fondata, diretta e fi nanziata. Dall’esperienza capocomicale appena conclusa e dal contatto con l’eff ervescente scena berlinese dominata dall’espressionismo, che ben presto avrebbe visto aff acciarsi gli astri di Brecht e Weill, era maturata la terza commedia della trilogia pirandelliana “del teatro nel teatro”, cominciata nel 1921 con Sei personaggi in cerca d’autore. Questa sera si recita a soggetto nasce con un intento polemico e si regge in funambolico equilibrio tra una piccola storia italiana di provincia e l’Europa del teatro dei grandi registi come Max Reinhardt. Una prepotente dialettica di suoni, di luci, di colori, di passioni elementari, dove alla fi ne trionfa la magia del teatro. Un capolavoro di caos organizzato, un testo spiazzante, moderno e antico allo stesso tempo. Vedere questa commedia è un po’ come assistere di nascosto alle prove di uno spettacolo, con l’enorme vantaggio che la drammaturgia è progettata e scritta da un autore Premio Nobel per la letteratura.
Durata 165 minuti, atto unico
Trento: Teatro Sociale dal 16 al 19 novembre h. 20.30
Brunico: Haus Michael Pacher lunedì 20 novembre h. 20.30
Bressanone: Forum mercoledì 22 novembre h. 20.30
Merano: Teatro Puccini lunedì 27 novembre h. 20.30
Padova: Teatro Verdi dal 29 novembre al 3 dicembre
Vipiteno: Teatro Comunale lunedì 4 dicembre h. 20.30
Genova: Teatro della Corte dal 6 al 10 dicembre
Brescia: Teatro Sociale dal 14 al 17 dicembre
scarica qui le foto di scena di Tommaso Le Pera
Lo strano caso della notte di San Lorenzo tournèe
scritto e diretto da Roberto Cavosi
scritto e diretto da Roberto Cavosi
scene e costumi Daniela Cernigliaro
musiche a cura e di Alfredo Santoloci
luci Gerardo Buzzanca
personaggi e interpreti
Edoardo Chiabolotti ARMIN ZUCKER
Nicolas Zappa STEPHAN ZUCKER
Giovanni Battaglia PADRE FRATELLI ZUCKER, GASPARE PAOLOTTI
Cristian Giammarini SALVATORE DE GENNARO
Michele Nani GUNTAR STEIN
Mario Sala TRAUBEN HARTMUND
Stefano Trizzino MERLO 1
Manuela Festuccia MERLO 2
Francesco Scimemi IL PRESENTATORE
Arianna Battilana KARIN HELLER, MISS ZILLERTAL
Fabio Bussotti IL MAGISTRATO
Fulvio Falzarano IL FORMAGGIAIO
TEATRO STABILE DI BOLZANO
Che ruolo gioca il caso nella vita di ognuno di noi? Quanto influisce sulle nostre scelte e in che misura le nostre scelte lo determinano? Prendendo spunto da un fatto di cronaca nera realmente accaduto in Alto Adige, Lo strano caso della notte di San Lorenzo di Roberto Cavosi si propone di indagare la casualità, ironizzando sulle spire della realtà che, in contraddizione al suo stesso significato, è così subdola e cangiante da ingannare tutti noi, nascondendo il suo vero volto. Una storia vera dalla quale il teatro prende spunto per raccontare le molteplici sfumature dell’umanità, di come le definizioni di colpevolezza o innocenza siano molto più labili di quanto si possa pensare.
Molti uomini di legge affermano infatti che la realtà processuale non corrisponda mai alla verità, anche davanti alle prove più schiaccianti.
Lo strano caso della notte di San Lorenzo è un noir che si dipana in un’atmosfera ovattata e sorprendente in cui emerge tutto il grottesco della nostra esistenza: l’umoristica impreparazione alla vita, la solitudine, le piccole paure e i legami sentimentali non risolti.
Seduti al ristorante di un Autogrill un magistrato e un commerciante iniziano a parlare. Il magistrato racconta un caso che in passato l’aveva particolarmente messo alla prova: la vicenda di Armin Zucker, un giovane a cui era stata attribuito l’assassinio di Karin, Miss Zillertal, trovata morta una notte di agosto. In realtà nessuna prova vera, ma troppi indizi avevano deposto a sfavore dello Zucker. Estremamente avvinto dal racconto del magistrato, il commerciante si lancia a sua volta in varie ipotesi sostenendo sia la tesi innocentista sia quella di colpevolezza, finché, a sorpresa, confesserà un segreto tenuto a lungo nascosto…
Bolzano: Teatro Comunale (Teatro Studio) dal 27 aprile al 14 maggio (ad esclusione dei giorni 1,2,3, 8,9 e 10 maggio)
Bressanone: Forum lunedì 15 maggio h. 20.30
Merano: Teatro Puccini martedì 16 maggio h. 20.30
Vipiteno: Teatro Comunale mercoledì 17 maggio h. 20.30
Brunico: Haus Michael Pacher giovedì 18 maggio h. 20.30
Wonderland
La cucina
di Mario Perrotta
consuelnza drammturgica Massimo Recalcati
con Mario Perrotta e Paola Roscioli
produzioni Teatro Stabile di Bolzano, La Piccionaia
TORNA IN SCENA A MARZO e APRILE 2024 “BALASSO FA RUZANTE”, UNA PRODUZIONE DELLO STABILE DI BOLZANO E DI ERT/ TEATRO NAZIONALE CHE VEDE NATALINO BALASSO AUTORE E INTERPRETE DI UNA RISCRITTURA DELL’OPERA DI ANGELO BEOLCO.
“Balasso fa Ruzante. Amori disperati in tempo di guerre” è lo spettacolo scritto da Natalino Balasso e interpretato assieme ad Andrea Collavino e Marta Cortellazzo Wiel, una coproduzione tra Teatro Stabile di Bolzano ed ERT/ Teatro Nazionale. La regia è affidata a Marta Dalla Via, raffinata caratterista e profonda conoscitrice delle corde espressive di Balasso/ Ruzante, che dirige questo ensemble affiatato, tessendo i fili e i toni di questa commedia, calibrando slancio comico e poetica drammatica. Le scene sono ideate da Roberto Di Fresco, i costumi da Sonia Marianni e il disegno luci è affidato a Luca dé Martini di Valle Aperta.
In questo nuovo testo, Balasso evoca alcune delle opere di Angelo Beolco, attore e commediografo padovano del Rinascimento, famoso per aver dato vita al personaggio di Ruzante, un contadino padovano ruspante, famelico e poltrone. L’universo a cui si ispirano le opere di Ruzante – una vera e propria eccezione nella letteratura rinascimentale - è popolato da villani rudi ed elementari e improntato da un'esaltazione semiseria dell'energia grezza degli istinti. La forza delle commedie di Ruzante nasce dalla comicità vitale e allo stesso tempo amara che le pervade e dal dirompente realismo espressivo.
«Accarezzavo il sogno di portare in scena il Ruzante da tempo» afferma Balasso «nel 2001 Marco Paolini mi aveva consigliato di portarlo in scena. A distanza di 20 anni…eccomi qui. Ho riletto le opere del Ruzante e ho scritto un testo nuovo che condensasse lo spirito ruzantiano. In questa commedia i registri sono molteplici: il plot vede i tre personaggi Ruzante, Gnua e Menato attraversare tre mondi e quindi tre fasi differenti. Quello dell’eros campestre che racconta amori crudeli, un erotismo fatto di carnalità e di possesso. Poi il quadro drammatico delle guerre, della scoperta dell’altro. Infine, un quadro cinico, cittadino, quando al ritorno dalla guerra Ruzante arriva a Venezia, città di mercanti, che è tutto un altro mondo». La lingua inventata da Balasso per questo testo evoca il linguaggio Cinquecentesco di Ruzante unendo fiorentino a espressioni venete, sempre dell’epoca. «Ho voluto che il linguaggio fosse il fiorentino per dare l'idea di una lingua antica, e l’ho intessuto di venetismi che ho filtrato attraverso il diario di Antonio Pigafetta, navigatore vicentino contemporaneo al Ruzante che scriveva in un fiorentino intessuto da molti venetismi». «Balasso è riuscito a ricreare un neo-dialetto obliquo, abbondante e spassoso, che rende concrete tre figure toccanti: l’amico rivale Menato, Gnua donna sottoposta eppure dominante e lo stesso Ruzante» commenta Dalla Via «Un uomo contemporaneamente furbo e credulone, pavido eppure capace di uccidere, un eroe comico dentro il quale scorre qualcosa di primitivo che lo rende immortale».
di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon
regia Mauro Avogadro
scene Marco Rossi
costumi Giovanna Buzzi
musiche Gioacchino Balistreri
luci Michelangelo Vitullo
produzione TEATRO STABILE DI BOLZANO e TEATRO STABILE DEL VENETO










